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L’allestimento della stazione San Giovanni: un esempio di integrazione tra infrastruttura e storia dei luoghi.

Come interpretare il tema dell’allestimento interno di una stazione, come quella di San Giovanni, che nel corso dei lavori di scavo ha restituito una ingente mole di materiali archeologici, prodotto della storia millenaria dei luoghi?

Come restituire loro un ruolo significativo all’interno di uno spazio che non è un museo ma una stazione di una linea metropolitana, uno spazio cioè in cui gli aspetti funzionali hanno un peso preponderante nelle scelte che definiscono ed organizzano gli ambienti?

Ci siamo lungamente interrogati sul modo più corretto di affrontare  la questione e ben presto è apparso evidente come non si potesse che partire dal concetto di invaso spaziale, da una idea di riconfigurazione della fodera interna dello spazio capace di farsi strumento di racconto della ricca storia  che i lavori di scavo avevano portato alla luce.

Le stazioni delle linee metropolitane sono parte di sistemi infrastrutturali complessi, più o meno articolati, al servizio della città e della vita dei suoi cittadini ed hanno di norma nella dimensione operativa la loro ragion d’essere.

Per noi la sfida è stata invece quella di trasformare gli ambienti della stazione da semplici spazi funzionali a veri e propri “luoghi” della città, dotati dunque di una propria identità e di un proprio carattere.

Restituire attraverso il trattamento delle superfici di finitura interne la storia di questi luoghi, il succedersi delle attività vitali, con le tracce che immancabilmente esse hanno lasciato, è sembrato il modo più efficace per raggiungere l’obiettivo.

Tutta l’operazione allestitiva è stata condotta con il fine di rendere gli ambienti un unico grande spazio “polifonico”, renderli cioè il frutto di un coro a più voci; voci diverse per timbro e tono ma unite da un comune intento, quello di riuscire a comunicare la complessità del sottosuolo di Roma e di questo luogo in particolare.

Atrio

Atrio

 

 

 

 

 

 

Raccontare la ricchezza stratigrafica di questa città attraverso uno spazio atmosferico.

Strumenti operativi per la costruzione fisica di questo racconto sono state tutte le superfici liminari: pareti, pavimenti e soffitti con le prime due che hanno assunto il ruolo di dispositivi comunicativi principali. Quattro voci ne hanno utilizzato le strumentazioni andando a costruire la polifonia del racconto fenomenico percettivo finale.

La prima voce narrante, utilizzata per misurare lo spazio, ha assunto le forme dello Stratigrafo, figura più volte ripetuta all’interno degli ambienti di stazione, che accompagna gli utenti nel percorso da o verso le banchine dei treni.

Esso colloca l’utente nel tempo e nello spazio assumendo il ruolo fondamentale di guida per orientarsi negli spazi circoscritti della stazione grazie alla sua funzione di indicatore grafico della profondità dei contesti storici rispetto alla quota della città contemporanea. Funge inoltre da barra di misurazione temporale delle stesse fasi storiche, segnalate anche grazie all’ausilio del colore che ne evidenzia consistenza e successione.

Sezione scala di collegamento atrio – piano corrispondenza

Sezione scala di collegamento atrio – piano corrispondenza

 

 

 

 

Sezione scala di collegamento piano corrispondenza – banchina

Sezione scala di collegamento piano corrispondenza – banchina

 

 

 

 

 

 

 

La seconda voce narrante è quella delle immagini. Alcune delle tracce materiali frutto della vita che per millenni è fluita in questi luoghi, recuperate durante la costruzione della stazione, sono diventate figure iconiche rappresentative del loro tempo e compaiono, restituite attraverso un processo di graficizzazione fuori scala, come segni identificativi delle diverse fasi. Anche qui le variazioni delle tonalità cromatiche con le quali sono raffigurate ne attestano l’appartenenza a una determinata epoca.

Una terza voce nel racconto che gli spazi di stazione sviluppano è quella delle parole scritte. Una serie di testi commentano e accompagnano lo sviluppo cronologico dello stratigrafo,  disegnando le superfici verticali secondo due differenti registri narrativi:

  • un primo, segnala alcuni degli eventi che nel corso della storia hanno inciso sui cambiamenti infrastrutturali della città di Roma o ne hanno caratterizzato alcuni passaggi significativi dal punto di vista storico-sociale;
  • un secondo, più topico, è incentrato sulle trasformazioni dell’area ed in particolare sui cambiamenti prodotti dal modo di gestire la grande quantità di acqua che ha da sempre caratterizzato la zona,  tema che attraverso i secoli ha inciso in maniera significativa sul disegno del paesaggio.
Dettaglio discenderia

Dettaglio discenderia

Banchina

Banchina

 

 

 

 

 

 

 

Infine la quarta voce del coro polifonico che l’allestimento mette in scena è espressa dai reperti archeologici esposti lungo i piani di collegamento orizzontali dell’atrio e del piano corrispondenze, con la creazione di ambiti espositivi studiati appositamente per ciascun gruppo di reperti. La lamiera di ferro crudo è sembrato il materiale più idoneo a svolgere il ruolo di sfondo per la messa in valore dei reperti. Con essa si sono realizzati i diversi dispositivi ostensivi che supportano e rafforzano la capacità comunicativa di ciascun reperto.

L’eterogeneità dei materiali ci ha indotto ad individuare una serie di grandi temi attraverso i quali aggregare i reperti per poi proporli agli utenti distratti della metropolitana come chiavi per comprenderne il senso e riconoscerne il valore. È così che ogni ambito di allestimento speciale è stato introdotto da uno slogan che ne suggerisce una possibile lettura: Il reperto riciclato; i frammenti raccontano; l’enigma del bollo; vivere con l’acqua; arrivano le pesche.

Allestimento espositivo atrio

Allestimento espositivo atrio

 

 

 

 

 

Allestimento espositivo piano corrispondenza

Allestimento espositivo piano corrispondenza

 

 

 

 

Allestimento espositivo piano corrispondenza

Allestimento espositivo piano corrispondenza

 

 

 

 

 

 

Attraversare gli spazi della stazione San Giovanni della linea C non sarà solo un’azione funzionale ad uno spostamento ma acquisirà il valore di un vero e proprio viaggio dentro una micro storia millenaria; la micro storia di questo piccolo pezzo di città.

Arch. Andrea Grimaldi e Arch. Filippo Lambertucci

Le società di Metro C s.c.p.a